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Castello di Canossa

Progetto di valorizzazione PDF Stampa E-mail
Lorella Alderighi

Progetto di valorizzazione del Museo “Naborre Campanini” e del Castello di Canossa (RE)

 

Il Museo ed il Castello

 

Il museo “Naborre Campanini”, situato sulla sommità della rupe di Canossa, è stato interessato da una recente revisione dell’allestimento espositivo, nel 2002, a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia con la collaborazione scientifica della Società di Archeologia Reggiana.

L’ambiente espositivo, suddiviso in tre sale, ospita reperti provenienti in massima parte dagli scavi del Castello eseguiti negli anni 1877 e 1893 ad opera di Don Gaetano Chierici e, in seguito, di Naborre Campanini.

I reperti abbracciano un ampio arco cronologico: dal periodo romano (tegole manubriate, tessere di mosaico) all’età dell’ultimo rifacimento del Castello , in epoca estense; predominanti sono i reperti medievali e rinascimentali; di particolare rilievo il fonte battesimale detto provenire dalla chiesa di Sant’ Apollonio e resti di stucchi, oltre a frammenti di sarcofagi romani che furono riutilizzati per volere di Matilde di Canossa come sepolture per i propri avi.

Concludono l’esposizione una ricostruzione ipotetica del castello al tempo di Matilde e manichini con abiti ispirati all’epoca.

Accanto alle sale espositive è anche una saletta adibita ad aula didattica.

Il museo è alloggiato in un edificio sorto alla fine del 1800 ed inaugurato nel 1893 in quella che fu la sede del C.A.I. Reggiano di cui Don Gaetano Chierici era presidente.

Al museo e ai resti del Castello si accede mediante un percorso abbastanza agevole ma, per il momento, non accessibile per i portatori di handicap fisico grave. Il percorso non rispecchia quello originario, ubicato, probabilmente, dalla parte opposta della rocca, laddove è oggi presente un fronte franoso che ha cancellato parte degli edifici, oltre alla struttura originaria della chiesa di Sant’Apollonio che, durante la propria vita, vide una riduzione dei propri spazi con la ricostruzione dei muri perimetrali.

A seguito degli scavi di fine ‘800 fu possibile ipotizzare una ricostruzione grafica dell’originario complesso fortificato.

Delle strutture originarie del castello rimangono in vista pochissimi resti; gran parte degli ambienti relativi al palazzo dovrebbero situarsi al di sotto dell’edificio moderno che li ha obliterati, mantenendone, forse, l’orientamento e le partizioni.

Non è, inoltre, ad oggi possibile attribuire i resti delle mura di cinta all’una o l’altra delle tre cinte murarie citate dalle fonti archivistiche e storiche che ricordano, per il castello, una prima edificazione al tempo di Atto, progenitore di Matilde, alla fine del X sec., fino all’ultima modifica in epoca estense, al tempo in cui ospitò l’Ariosto. Dette fonti attestano anche la presenza di un borgo ad oggi scomparso, probabilmente nel fronte di frana che ancora oggi interessa la rocca, ultimo scoglio arenaceo che si oppone ai venti che lo erodono gradualmente facendo, ogni tanto, precipitare a valle grossi blocchi. Quel calcare bianco che probabilmente diede nome a Canossa, in quanto in origine privo di vegetazione, si mostra ad oggi in parte ricoperto da un manto verde con piante che contribuiscono con le loro radici a scalzare le pietre ancora in piedi e a danneggiare i restauri che si sono succeduti negli ultimi decenni per arginare i continui crolli.

Se poco rimane dell’originario baluardo del potere matildico, imperituro è il ricordo dell’evento che vide nel 1077 il soggiacere, anche se temporaneo, dell’impero, nella figura di Enrico IV, al papato di Gregorio VII per intercessione di Matilde di Canossa, la cui vita e le cui estreme volontà di lasciare i propri beni alla chiesa continua a rendere il personaggio esempio di religiosità da Dante ai giorni nostri.

Se alla fine ’800 il sito era meta preferita delle escursioni del C.A.I. (“Relazione delle gite fatte a Canossa da soci del Club Alpino sezione dell’Enza nei giorni 31 maggio e 10 giugno 1877 e proposta di scavi”, Reggio nell’Emilia 1877) , ancor di più, oggi, il castello e il museo sono interessati da flussi turistici provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’estero, in particolar modo dalla Germania sulla scia delle origini della Contessa.

Ed i visitatori, di fronte ai resti ancora visibili, ritrovano il fascino della storia, grazie anche al piccolo museo, ma, soprattutto, grazie al paesaggio visibile dalla rupe, quasi immutato dall’epoca matildica e che , nei giorni sereni, offre la vista sul vicino fronte erosivo dei calanchi, e, più oltre, sulle alture vicine con i resti dei castelli di Rossena e della torre di Rossenella, e, ancora più lontano, verso le remote cime delle Alpi innevate. Se poi sale la nebbia, la suggestione del luogo sorprende il visitatore, quasi isolandolo nel tempo.

Il progetto di valorizzazione

La rupe ed i resti del castello, acquisiti dallo Stato nel 1878 e dichiarati “Monumento nazionale”, sono stati interessati solo saltuariamente da episodi di valorizzazione. Da qui la necessità di un progetto, che si è definito col tempo, in accordo tra Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia e Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, in seguito ai studi preliminari che hanno visto indagini archivistiche interessanti l’età matildica e il periodo degli scavi archeologici di fine ‘800, dal punto di vista storico, e la possibilità di rendere il sito accessibile per ogni tipo di visitatore, dal punto di vista tecnico..

Per mezzo di tali studi preliminari è stato possibile evidenziare quanto necessario per una valorizzazione del luogo e per una migliore fruibilità dei suoi resti e del suo museo.

Oggi, interamente finanziata con fondi ARCUS, è ultimata la parte relativa alla valorizzazione del luogo mediante visite guidate, spettacoli ed eventi per il pubblico, attività didattiche per le scuole, utilizzo di guide multimediali appositamente realizzate, attivazione del sito web www.castellodicanossa.it .

Il progetto, al suo interno, dà ampio spazio alle attività di didattica in vari settori, col supporto della strumentazione multimediale, in quanto, non risultando disponibili ulteriori spazi oltre alla sede museale e, nello stesso tempo, non essendo opportuno intervenire se non in minima parte sull’assetto espositivo del Museo, per altro, come già ricordato, di recente allestimento, l’intervento si è indirizzato verso le modalità di presentazione agli utenti delle strutture del castello e della raccolta di reperti archeologici, e degli approfondimenti sulla figura di Matilde di Canossa e la sua epoca.

Il Museo, pertanto, è stato dotato di strumentazione multimediale comprendente, oltre ad una postazione portatile, una postazione interattiva tipo totem con funzionalità touch screen dove il sistema di guida viene presentato al visitatore; inoltre, quindici dispositivi palmari interattivi con funzionalità audio e video che permettono di effettuare la visita guidata ai punti di interesse all’interno del museo e ai resti architettonici mediante cartografia con indicazione dei punti associati a liste di testi informativi in più lingue (italiano, inglese e tedesco) e con modalità di fruizione adeguate alle scelte dell’utente e diversificate tra utente adulto e bambino. Un chiosco bluetooth permette di distribuire la guida anche sui telefoni cellulari dei visitatori.

I contenuti vertono su più temi, dalla figura di Matilde e la sua epoca alla Storia degli scavi e del Castello, al percorso naturalistico, e si trovano replicati anche sul sito web www.castellodicanossa.it con l’aggiunta di una bibliografia di approfondimento.

La parte prettamente didattica del progetto di valorizzazione consiste nella realizzazione di visite guidate, spettacoli ed eventi nella sede del Castello e del Museo, ed attività didattiche per le scuole.

Le attività didattiche sono state programmate per scuole di vario ordine e grado con un’ampia scelta di percorsi, da effettuarsi presso la saletta didattica del Museo e negli spazi della rocca di Canossa.

Sono stati, poi, ideati spettacoli ed eventi organizzati in rassegne che offrono un programma di intrattenimento con connotazione educativa e culturale, essendo i contenuti strettamente legati alle caratteristiche storiche del complesso. Il cartellone comprende, infatti, due calendari riservati l’uno ad un pubblico di bambini, con quattro appuntamenti nel pomeriggio del sabato, l’altro per un pubblico più adulto, con sei appuntamenti nei pomeriggi domenicali.

Tutte le iniziative prevedono la distribuzione di materiale didattico ed informativo .

Mentre le attività previste dal progetto si concluderanno, per il 2009, il primo di novembre, in seguito rimarranno attivi il sito web e il sistema di guide multimediali presso il punto d’accoglienza del Museo “Naborre Campanini”.

Non rimane che invitare i visitatori a venire a Canossa in un momento in cui le iniziative legate al progetto di valorizzazione possono costituire un valore aggiunto laddove la bellezza ed il fascino della natura gareggiano con la memoria degli eventi e dei loro protagonisti.

 

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