Anno 1870: Brendulo, figlio di contadini, vive con la famiglia in una Fortezza di proprietà di ricchi conti dove la famiglia lavora a mezzadria. Gioca col figlio padroni, hanno la stessa età. Un giorno i due iniziano a fare un gioco diverso, giocano al maestro e l'alunno.
E Brendulo impara a leggere e a scrivere. E questo lo porta ad aprire gli occhi sulla realtà che locirconda. Inizia così la storia di una rivoluzione ...
“In un momento storico – sociale dove il diritto alla cultura è minato, dove la cultura viene messa da parte come fosse cosa riservata a pochi perché lusso di poca importanza ho scelto di raccontare la storia di un rivoluzionario che capì che l'unico modo per guadagnare la dignità di essere umano è conoscere. Mi piace raccontare quello che più colpisce il mio sguardo. Quello che mi rapisce, quello che apre il mio immaginario a spazi dove la fantasia fa capriole, quello che mi mette in contatto con qualcosa che a volte finisce nascosto o dimenticato. Credo fermamente che questo sia un modo per entrare nel segreto delle cose. In ogni storia che racconto c’è qualcosa di me, del mio vivere e vedere, è questo per me un modo di sentirmi testimone, discepola devota di un storia, di un personaggio, di un evento. Credo che il contributo che può dare il teatro sia questo: avvicinarci a cose o eventi o personaggi che altrimenti rimarrebbero lontani dal nostro vivere. Far luce su aspetti del nostro vivere che a volte rimangono distanti, illuminarli col nostro sguardo, ognuno con il proprio, differente, particolare, personale. Recuperare una memoria collettiva che spesso viene messa da parte. Ogni volta che scelgo cosa raccontare e cosa no, effettuo una scelta e scegliere ci rende presenti, attivi, vivi. E per proseguire nel nostro vivere con coscienza e responsabilità è necessario conoscere da dove veniamo, cosa della storia che ci precede non vogliamo ripetere, cosa abbiamo guadagnato e non vogliamo perdere”.